Edin

Edin Džeko è uno di quei giocatori così forti, di quelli che ammiri giusto negli highlights delle partite di Champions e speri di non doverci mai giocare contro,

che quando un giorno ti dicono che l’abbiam preso noi la prima reazione è domandare “ma che, davero?”.

Giusto per proporre un termine di paragone: le maglie della Roma che ho collezionato negli ultimi vent’anni o non hanno nome e numero sulla schiena, alcune, oppure – tutte le altre – portano il dieci e il cognome di Checco. Tutte tranne una. Indovinate di chi?

Esatto, proprio del cigno di Sarajevo.
L’amore è Džeko. E anche se è una storia ormai finita, e che poteva finire meglio, non importa. Avere avuto il piacere di ammirare un talento del genere con indosso la maglia della Roma, aver gioito delle sue giocate sopraffine e delle caterve di goal che ha segnato per noi, alcuni dei quali di fattura talmente unica da farmi azzardare un paragone con l’Eterno (il Capitano, si capisce, non l’anziano barbuto del piano di sopra), è stato davvero grandioso.

Hvala, Edine1.

Nota a margine: l’immagine di cui sopra è tratta da qui, cioè, pensate un po’, da una testata indiana. Fin dove ci hai portato, ragazzo mio, fin dove hai fatto risuonare ancora una volta il nome di Roma!


1 “Grazie, Edin” (tradotto dal bosniaco, of course)


Edo/Edoardo

Edoardo Bove, qui in un’immagine da Il Romanista.
Giovane ed energico centrocampista della Roma, di bella presenza, buon presente e (gli si augura di cuore) luminoso avvenire.

Uno dei “bambini” (Mourinho docet) provenienti dal vivaio. Indossa la maglia numero 52.

Edo (the Evil Man)

(Immagine realizzata da sor Gianluca grazie a un’idea di Deb, col supporto tecnico-tattico di Giovanni e Alessandro e il prezioso ausilio dell’AI)

Edoardo detto Edo è, di fatto, il nostro agente oltreoceano, così che pure noantri, al giorno d’oggi, si possa dire che sul nostro impero non tramonti mai il sole1.
Eroe dei due mondi2 di questi tempi moderni, eleganti e più civilizzati3, signore delle Everglades, ammansatore di alligatori, coi quali ha stabilito da tempo un rapporto di sana e pacifica convivenza, cultore della lingua e delle tradizioni dei Seminole (valga quanto detto per gli alligatori), Edo definisce se stesso Evil Man per scherzare sulla letalità delle proprie azioni così come delle proprie parole, ove piazzate al momento e al posto giusto.

Nonostante si mostri spesso sarcastico nei confronti del nostro blogger preferito e della sua invereconda mancanza di sintesi, in realtà è profondamente appassionato di qualunque cosa egli scriva, e attende ogni notte che arrivi l’alba solo per poter leggere le novità der Cigno de Cuneo.

Thank you for your service, Evil Man!


1 La celebre frase “sul mio regno non tramonta mai il sole” è attribuita all’imperatore Carlo V d’Asburgo nel XVI secolo. La frase descriveva la vastità dei suoi domini, che includevano Spagna, Paesi Bassi, territori austriaci, Italia meridionale e vaste colonie nelle Americhe, coprendo tre continenti (Google docet; e dunque, aggiungiamo noi nel caso non fosse chiaro, là dove da una parte era notte, da un’altra parte di quel vasto regno era giorno, of course, e si poteva perciò affermare che su di esso non calasse mai il sole). Più prosaicamente, il riferimento è stato qui aggiornato all’impero perché, va da sé, è dell’Impero Romano che noantri si sta parlando. Il quale, come insegna il buon Aldo Cazzullo, è ancora vivo e lotta insieme a noi. Daje.

2 Sulle orme del generale Giuseppe Garibaldi.

3 https://youtu.be/Fkj75Uy8Ps0?si=j_ryqBtT6h-tWXnY



Elsha

Stephan El Shaarawy, italo-egiziano e dunque faraone in pectore, è un bravo ragazzo e un professionista serio, attaccante esterno talentuoso ed elegante (qui ritratto in un’immagine ufficiale AS Roma), che avremmo voluto vedere in giallorosso fin dalle sue prime apparizioni su palcoscenici prestigiosi con indosso la maglia del Milan.

Il felice connubio avvenne durante il mercato invernale del 2016 e Stephan divenne immediatamente uno de noantri, per restarlo tuttora anche dopo un’andata e ritorno in Cina in seguito alla quale non ci parve vero di poterlo riabbracciare.
Negli ultimi anni si è reso spesso risolutivo subentrando dalla panchina, ma al di là di prestazioni e segnature è uno di quei giocatori a cui si vuol bene a prescindere.

Grande Faraò! (Rizzitelli docet)


Er Principe

Giuseppe Giannini, Peppe per gli amici, Principe per gli estimatori (qui colto da Bill con sopra un faretto strategico che par quasi il riflesso di una corona), è un amatissimo ex capitano e numero dieci daa Maggica.

Il suo soprannome si deve all’eleganza con cui si muoveva sul campo, nonché al raffinato tocco di palla col quale dettava passaggi illuminanti per i compagni, fra cui il Tedesco Volante, e che non di rado gli consentiva di segnare goal belli e importanti.
Non ha purtroppo vinto quanto avrebbe meritato, né con la Roma né in Nazionale, un destino peraltro toccato a molti grandi romanisti. Ma Roma e la Roma non dimenticano, e uno degli stendardi issati in curva Sud, quella volta, a ricordare al mondo e a quell’altri, i periferici, chi noi siamo, ha sopra disegnato il suo volto. Figlio di Roma, capitano e bandiera.


Eusebio

Eusebio Di Francesco è stato sia giocatore che allenatore della Roma, un po’ come Rudi e, soprattutto, Bruno Conti e Vincenzino. Nei panni di calciatore era un motorino di centrocampo inesauribile e, insieme a Damiano Tommasi e Gigi Di Biagio, andava a formare il pacchetto mediano tutto italico del 4-3-3 di Zeman, talvolta riproposto pari pari in Nazionale in quanto riuscito ed efficace assortimento di dinamismo, tecnica e visione di gioco.

Eusebio faceva parte della rosa che conquistò lo scudetto 2000-2001 (qui lo vediamo infatti con indosso la maglia di quella stagione, in un’immagine tratta dal web), ma giocò poco a causa di un serio infortunio occorsogli durante la preparazione estiva.

Da tecnico ha portato i colori giallorossi fino alla semifinale di Champions League, punto più alto della storia romanista eccezion fatta per quella certa partita di fine maggio ’84, che alla fine non si poté giocare e fu un peccato, ancora ci domandiamo tutti come sarebbe poi andata a finire.

Grazie a tale risultato, peraltro conseguito al suo primo anno da tecnico della Roma, il buon Di Fra si colloca al vertice del quartetto moderno di allenatori ex giocatori daa Maggica; non ho contezza che altri abbiano fatto in passato un percorso analogo (dal campo alla panchina sempre in ambito giallorosso, intendo) ma è certo che, pure se fosse, gli almanacchi non ne riportano particolari allori.
Il secondo anno invece andò maluccio: forse il buon Eusebio ebbe qualche responsabilità, del resto a bordo campo ce stava lui mica io, tuttavia è indubbio che le maggiori colpe di quella stagione travagliata furono del peggior direttore sportivo mai transitato dagli uffici di Trigoria. Senzadubbiamente1.


1 Aulica citazione di Cetto La Qualunque interpretato da Antonio Albanese, of course.


Federico Balzaretti

Terzino sinistro del genere che una volta si sarebbe chiamato fluidificante (qui in una foto del 2018 insieme a Bill, che quella sera, proprio, manco fosse ‘n paparazzo). Cordialissimo, simpaticissimo e dalla lunga chioma bionda, Balza è famoso per avere sposato un’etoile e per aver segnato un goal pesantissimo nel primo derby della Roma di Rudi Garcia, quello che si doveva assolutamente vincere.

Nell’occasione, poiché giocava con il numero 42, diede un nuovo significato circa la risposta alla domanda fondamentale sull’universo, la vita e tutto quanto: conquistare l’immortalità segnando un goal decisivo in un derby, sotto la curva Sud.

Francesco Costa

Francesco Costa (qui in un’immagine tratta da qui) è un giornalista, scrittore e autore di podcast e, a mio modesto quanto insindacabile giudizio, eccelle in tutte e tre le categorie.
Peraltro vicedirettore de Il Post e conduttore di Morning, ha un nome bellissimo1 ed è pure romanista2: come non volergli bene.

Di recente ho avuto l’occasione e il piacere di incontrarlo presso il Circolo dei Lettori di Torino, dove Francesco e il peraltro direttore Luca Sofri intervengono con buona regolarità nell’esercizio delle loro funzioni, conducendo una rassegna stampa commentata dal vivo dal titolo I giornali, spiegati bene. Nel caso siate della zona, ma anche se non lo siete, vi consiglio vivamente di tenere d’occhio il calendario degli eventi del Circolo e assicurarvi un posto per i loro prossimi interventi, perché ne vale davvero la pena, fidatevi.
Ma pure per gli interventi di altri ospiti, si capisce, che in siffatto luogo ameno le proposte e le occasioni di gaudente arricchimento sono molteplici, non se ne avrebbe mai abbastanza.

Con Francesco ho anche avuto il privilegio di un breve scambio epistolare.
Breve nel senso che è stato un botta e risposta, perché la mail che gli avevo indirizzato, che ve lo dico a fare, concisa non le era affatto. Francesco non solo mi ha usato la cortesia di rispondermi, usando belle parole nei miei confronti, ma non si è lasciato intimorire dal rischio di incoraggiare, così facendo, la mia prolissità. Un coraggio non comune e di cui gli va dato atto. Lo scrivo senza alcuna ironia.


1 Non so se sia il caso di spiegarlo, ma nel dubbio lo faccio: il nome di Francesco lo accomuna a quello del nostro Capitano Eterno (sempre sia lodato). Nostro nel senso di noi romanisti, daje.

2 Scopro oggi una nota biografica che non avevo fin qui ancora colto: Francesco è nato il 21 aprile. Il ventuno di aprile. Non so se mi capite: il giorno del Natale di Roma. Io davvero non so più che dire, sarei quasi invidioso se non fossi così ammirato: romanista dell’anno, santo subito!


Giamma

(Immagine realizzata da sor Gianluca grazie a un’idea di Deb, col supporto tecnico-tattico di Giovanni e Alessandro e il prezioso ausilio dell’AI)

Giamma è come uno di quei personaggi che, in certi distaster-movies che propongano situazioni oltre i limiti del concepibile, tipo un’invasione aliena di topi super-intelligenti su scala planetaria, il nucleo del nostro pianeta che si sente un po’ stanchino1 e rallenta la propria rotazione2, i periferici in finale di Champions League (no dai, a questa non crederebbero nemmeno le loro madri, non esageriamo), si presenta nella situation room nel bunker interforze terrestri in Antartide, arrivando da chissà dove – da Roma, e da dove sennò – e introdotto da chissà chi – magari da zio Dan, daje presidé prendici un DS – e, nell’ordine: si sieda a un capo del tavolo, tiri fuori dal proprio portadocumenti un blocco di fogli immacolati, un lapis temperato con grande cura e (un tablet? un cubo cosmico? no, molto meglio) un mini-computer quantistico interdimensionale, chieda a tutti di levarsi da li cojoni e lasciarlo lavorare e si metta, appunto, a lavorare.
Scena sucessiva: lui da solo nella stanza – con tutti gli alti papaveri che lo guardano da dietro un vetro antiproiettile – immerso in un ologramma 3D di mappe stellari o, a piacere, di sequenze genetiche chitauriane o di protolinguaggi kree e shi’ar.
Scena successiva: dopo aver richiamato tutti naa sala, è lì che sta illustrando con parole semplici a generali, ammiragli, segretari di stato e plenipotenziari assortiti, peraltro senza alcun bisogno di interpreti, il da farsi per poter risolvere la situazione in maniera pulita e brillante, minimizzando le inevitabili perdite.

Insomma, Thanos, col suo Guanto dell’Infinito, a Giamma je spiccia casa.

Esperto di qualunque cosa si muova, stia ferma, parli, scriva, suoni, canti o balli, Giamma si diletta da par suo anche di musica, e insieme all’amico don Andrés ne ha già combinata qualcuna davvero interessante.
Ascoltare per credere.


1 Come chi? Aiutino.

2 Come, ad esempio, qui.


sor Gianluca

(Immagine realizzata da sor Gianluca medesimo, grazie a un’idea di Deb, col supporto tecnico-tattico di Giovanni e Alessandro e il prezioso ausilio dell’AI)

Agente segreto giallorosso per nulla in incognito, gestore di calendari di gruppi social da 2000 componenti in su e sollecitatore di impegni presi e dimenticati da alcuni dei componenti medesimi, Gianluca è persona cortese e raffinata che non manca mai di ascoltare tutti per poi infilare lì un commento puntuale e preciso come una stoccata di Paulino.

Appassionato di viaggi, di fotografie e daa Roma (of course), fra le Astute & i Coraggiosi spicca come membro autorevole e saggio proprio in virtù del fatto che, come ricordato, suole solitamente farsi i ca[ehm] gli affari suoi, salvo intervenire alla bisogna, ad esempio per regalare ai propri amici e al mondo intero una galleria di avatar che lèvate proprio.

Ce ne fossero!