Marlena is back

Questo è un blog, cominciamo.

Come dicono quelli bravi, il post che state leggendo è un punto di inizio ideale per i nuovi lettori.

E, aggiungerei, pure per quelli vecchi, che nel frattempo si saranno ormai rifatti una vita.

Giusto un paio di annotazioni per chiarire il concetto di “punto di inizio ideale”.
Si riparte da zero, come se non ci fossimo mai visti né sentiti prima.
Non che “prima” esistesse una qualche sorta di continuità narrativa; ebbene, d’ora in poi esisterà.

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Al terzo del cammin de nostra novella

Foto dell’autore con alle spalle I see you, ritratto dell’attrice Zhang Ziyi realizzato da Serena de Gier. Acrilico su tela 2019 (collezione privata).

Dai, su, mettila una foto aggiornata ogni tanto.

Va bene. Però non da solo, che poi pare che m’atteggio.

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Compagno Michele

Immagine tratta da questo articolo de Il Post

(Commento extended version a questo post di Diemme sul proprio blog.)

Cara Diemme,

mi rifaccio vivo dopo lunga pausa di riflessione a lasciarti un commento in un’occasione affatto leggera, anche se si sta parlando di un fumettista.
Ci ho pensato su per qualche giorno, se scrivere qualcosa o no, temevo che mi sarei dilungato troppo. E infatti è andata proprio così.

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Ago

(Immagine © LaPresse tratta da qui)

Molti pensano che Checco sia il mio Capitano per eccellenza, ed è così: Checco è stato e per sempre sarà il mio Capitano Eterno.
Ma non il primo, seppur mai secondo per importanza, quando mi venga in mente la definizione “Capitano della Roma”. Il mio primo Capitano fu Agostino Di Bartolomei, detto Ago. Persona tanto seria quanto passionale nei momenti che contano, professionista esemplare, romanista vero, faro di tante contese in mezzo al campo, stoccatore dalla distanza, capace di potenza e precisione.
La foto qui sopra è famosissima e lo ritrae in ginocchio, esultante, abbracciato da Carletto Ancelotti di spalle con la maglia numero 8, dopo aver segnato un goal di fondamentale importanza verso il cammino dell’agognato scudetto 1982-83, quello in cui la Roma giunse in porto col vessillo, per citare le sue stesse parole, del Capitano di quella squadra leggendaria.
Sempre ad Agostino si deve la più bella definizione de noantri che tifiamo la Maggica, parole che tutt’oggi ci riempiono il cuore di orgoglio e gratitudine: ci sono i tifosi di calcio e poi ci sono i tifosi della Roma. Daje.

Agostino è stato poi anche di più, per me: nell’unica volta in cui l’abbia visto giocare con indosso la maglia della Roma, che è poi anche l’unica in cui abbia visto giocare il Divino, insieme a lui, seppe mostrarmi, in quella sola occasione che sarebbe stata sufficiente per una vita intera, la via per conquistare il mio, di vessillo. Figlio di Roma, Capitano e bandiera. E io con lui. Capitano e bandiera di certo no, che per ambire a certe cose occorre ben altro. Ma figlio di Roma sì, assolutamente. E, dunque, grazie, Ago. Mio primo Capitano. A ben vedere, ripensandoci, il più importante di tutti.



don Andrés

(Immagine realizzata da sor Gianluca grazie a un’idea di Deb, col supporto tecnico-tattico di Giovanni e Alessandro e il prezioso ausilio dell’AI)

Nel mio personale microcosmo gli omonimi abbondano e di Andrea ce n’era già uno; così, fin da tempi non sospetti, avevo preventivato all’amico Androide (che è il modo in cui Egli si fa chiamare sui social) che, nel caso, avrei scelto per lui questo nickname, rifacendomi al nome di quell’eccezionale calciatore e creatore di gioco che è stato Andrés Iniesta. Tutto molto bello, mi disse l’amico mio, purché tu mi dia la 8. Va bene, caro, la 8 è tua, anche se non so cosa te ne farai nella fattispecie del contesto: vero è che l’eccezionale spagnolo barcelonista giocava col 6, ma qui si sta parlando d’altro. Fa lo stesso, andiamo avanti.

Cantante e polistrumentista, mercante di caffè, analista tecnico-tattico applicato al giuoco del calcio in rapporto alla Roma e alle squadre di volta in volta di essa avversarie, romano e romanista che ve lo dico a fare, uomo di intelligenza vivace, spessore umano non comune e cultura olistica nonostante, a tutta prima, preferisca porsi come quello solo mediamente svejo daa cucciolata (semicit. di Zerocalcare), don Andrés è soprattutto un amico della qualità che in giro se ne trovano pochi. Dunque, quei pochi teniamoceli stretti.

Uno dei suoi tormentoni è di volersi far brillare a ponte Milvio in caso di forte disappunto, e di tirarsi pe l’aria nel caso opposto di incontenibile gioia. L’immagine qui sopra lo raffigura in merito alla seconda ipotesi, qualunque cosa egli intenda con la sua colorita e peraltro assai divertente metafora.
Daje sempre fratè.



Anna

Ana de Armas, attrice e modella cubano-spagnola, in un’immagine tratta da qui.

Amore giovanile di Bill non parimenti corrisposto, che ne ha turbato molti giorni e non poche notti, il cui pensiero e la cui presenza gli provocavano lo stessa irresistibile attrazione che la diosa habanera qui ritratta (che un poco la ricorda, Anna) provocherebbe a chiunque.

Poi a un certo punto gli è passata, ma c’è voluto del tempo.
Anni.
E centinaia di chilometri.
E fiumi di inchiostro.
E psicoterapia.
No, scherzo, quella non è stata necessaria.
Forse.

Ma no dai, siamo seri.

Ok. Non è stata necessaria.
Tutto il resto, invece, sì.
O, per meglio dire, inevitabile.

Come Thanos?

Maddai!


Barbari mutanti

“Barbaro mutante” è una definizione di Alessandro Baricco contenuta nel suo libro I Barbari. Saggio sulla mutazione.

Secondo Baricco (qui in un’immagine tratta da Wikipedia), i barbari odierni sono mutanti dotati di branchie, che surfano fra le varie esperienze e conoscenze cogliendo da ciascuna di esse gli aspetti salienti o di loro maggiore interesse, per poi passare oltre.

In ciò appaiono molto diversi, dunque barbari, rispetto agli eruditi di un tempo, cultori e conoscitori profondissimi di una sola branca del sapere o al massimo di un paio.

Il termine “mutante” mi è poi particolarmente caro perché, in un certo senso, mi fa sentire idealmente un X-Men.


Bryan

Per raccontare Bryan Cristante (qui in un’immagine tratta da qui) e sottolinearne l’importanza nella rosa della Roma, sarebbe sufficiente ricordare le parole spese per lui da Daniele De Rossi – non certo uno qualsiasi – quando ebbe a dire che, come compagni di squadra,

avrebbe voluto molti altri Cristante.

Un’affermazione che metteva in risalto la professionalità e la dedizione alla causa del ragazzo, adattabile con profitto in così tanti ruoli che gli manca giusto di giocare prima punta e portiere, poi ha fatto tutto.

A volte criticato da un pubblico troppo esigente e superficiale, a causa di prestazioni che casomai non rubano l’occhio ma mettono tanta sostanza, esperienza e non poca tecnica, Bryan è titolare inamovibile del centrocampo giallorosso (e, alla bisogna, centrale di difesa), da ormai parecchi anni e vari allenatori diversi, nessuno dei quali si è mai nemmeno sognato per sbaglio di fare a meno di lui anche solo per qualche minuto.

Dopo la vittoria della Conference League nel maggio 2022, i festeggiamenti della squadra al Colosseo sul pullman scoperto ci hanno mostrato una versione goliardica del ragazzo che non gli si conosceva, rivelandone doti da autentico mattatore. Ecco l’immagine esplicativa, insieme a Elsha che custodisce il trofeo, Lollo che si atteggia a ragazzo del muretto e uno di spalle che parrebbe Chris Smalling ma non è certo; del resto è tanto che non lo vediamo1 e poesse facile sbagliarsi:

(Photo credits)

Undici, undici, undici Cristante, noi vogliamo undici Cristante!

Daje tutta Bryan!


1 Il sottile riferimento è dovuto al fatto che, dall’inizio campionato 2023/24, Smalling è sparito di scena dopo un paio di prestazioni parecchio sotto tono, accusando un problema fisico che – si dice – sarebbe stato di facile e pronta soluzione, ma pare che i suoi orientamenti salutistici fossero di diverso avviso e che dunque stia ancora cercando di capire se è lui oppure siamo noi. Sconcertante esempio di professionalità solo apparente, va bene la salute prima di tutto, ma se uno che – di mestiere – investe sul proprio corpo e lo usa come strumento e si rifiuta di prendersene cura nei modi corretti, ecco, qualche dubbio sull’etica professionale ti viene. Poi magari un giorno si scoprirà che gli sono state attribuite colpe infondate, ma un po’ di chiarezza fin da ora non guasterebbe. Il suo stesso allenatore lo gradirebbe assai.


Astute & Coraggiosi

(Immagine composta da Dario Angelo a partire da singoli avatar realizzati da sor Gianluca grazie a un’idea di Deb, col supporto tecnico-tattico di Giovanni e Alessandro e il prezioso ausilio dell’AI)

Per citare me stesso e nello specifico quanto scrivevo qui, in anni recenti ho incontrato e coltivato amicizie e frequentazioni sempre meno infrequenti e sempre più nutritive con persone meravigliose che ho la fortuna di chiamare amiche. E sono, queste persone, di Roma e dintorni, prevalentemente, e nondimeno romaniste, tutte quante, che è il motivo che ci ha condotti a conoscersi dapprima sui social e poi di persona.

Il che, ne converrete, è assai bello e importante perché, se è vero che io non discrimino territorialmente e nemmeno calcisticamente (oddio, calcisticamente forse un po’ sì, diciamolo), è altrettanto vero che il corollario secondo il quale li mejo so daa Roma trova in queste persone amiche una corroborante quanto entusiasmante conferma. 

Daje sempre, daje noi.

Di seguito, alcune immagini singole dei membri del gruppo, fra cui sono certo non sarà difficile individuare quella che mi rappresenta, oh oh oh (ehm).



Carlo Ancelotti

Per molti di coloro che (beati loro) sono giovani e di certe leggende conoscono solo le imprese più recenti, Carlo Ancelotti da Reggiolo è soltanto – si fa per dire – uno dei più grandi e vincenti allenatori della storia, sia fra quelli che siano mai esistiti che fra quanti sono ancora in attività. Qualcuno si spingerà forse più in là con i ricordi

e lo individuerà, là in mezzo, a comandare nel centrocampo del Milan degli olandesi e di Arrigo Sacchi prima e di Fabio Capello poi, una delle squadre italiane più forti, belle e vincenti che si siano mai viste.

Ma Carlo Ancelotti, Carletto nostro, è stato molto altro e molto prima: giovane “vecchio” e capitano della Roma, campione d’Italia con indosso la maglia più bella del mondo, compagno di squadra di gente del calibro di Agostino, Bruno Conti, Falcão, Pruzzo, Nela – e qui mi fermo perché potrei andare avanti all’infinito -, allievo del Barone, ben prima di qualunque profeta fusignanese e di qualsiasi stella olandese (seppur si stia parlando di stelle autentiche, un intero firmamento, of course).

Lui stesso, di recente, ha avuto occasione di ribadire questo legame inscindibile.
Sempre ave, Carlè. E chissà, forse un giorno raccoglierai l’eredità del Barone e di Ago e ci condurrai, ancora una volta, fino in porto col vessillo.
Che bello sarebbe, ve’? Daje Carlè!