Ago

(Immagine © LaPresse tratta da qui)

Molti pensano che Checco sia il mio Capitano per eccellenza, ed è così: Checco è stato e per sempre sarà il mio Capitano Eterno.
Ma non il primo, seppur mai secondo per importanza, quando mi venga in mente la definizione “Capitano della Roma”. Il mio primo Capitano fu Agostino Di Bartolomei, detto Ago. Persona tanto seria quanto passionale nei momenti che contano, professionista esemplare, romanista vero, faro di tante contese in mezzo al campo, stoccatore dalla distanza, capace di potenza e precisione.
La foto qui sopra è famosissima e lo ritrae in ginocchio, esultante, abbracciato da Carletto Ancelotti di spalle con la maglia numero 8, dopo aver segnato un goal di fondamentale importanza verso il cammino dell’agognato scudetto 1982-83, quello in cui la Roma giunse in porto col vessillo, per citare le sue stesse parole, del Capitano di quella squadra leggendaria.
Sempre ad Agostino si deve la più bella definizione de noantri che tifiamo la Maggica, parole che tutt’oggi ci riempiono il cuore di orgoglio e gratitudine: ci sono i tifosi di calcio e poi ci sono i tifosi della Roma. Daje.

Agostino è stato poi anche di più, per me: nell’unica volta in cui l’abbia visto giocare con indosso la maglia della Roma, che è poi anche l’unica in cui abbia visto giocare il Divino, insieme a lui, seppe mostrarmi, in quella sola occasione che sarebbe stata sufficiente per una vita intera, la via per conquistare il mio, di vessillo. Figlio di Roma, Capitano e bandiera. E io con lui. Capitano e bandiera di certo no, che per ambire a certe cose occorre ben altro. Ma figlio di Roma sì, assolutamente. E, dunque, grazie, Ago. Mio primo Capitano. A ben vedere, ripensandoci, il più importante di tutti.



don Andrés

(Immagine realizzata da sor Gianluca grazie a un’idea di Deb, col supporto tecnico-tattico di Giovanni e Alessandro e il prezioso ausilio dell’AI)

Nel mio personale microcosmo gli omonimi abbondano e di Andrea ce n’era già uno; così, fin da tempi non sospetti, avevo preventivato all’amico Androide (che è il modo in cui Egli si fa chiamare sui social) che, nel caso, avrei scelto per lui questo nickname, rifacendomi al nome di quell’eccezionale calciatore e creatore di gioco che è stato Andrés Iniesta. Tutto molto bello, mi disse l’amico mio, purché tu mi dia la 8. Va bene, caro, la 8 è tua, anche se non so cosa te ne farai nella fattispecie del contesto: vero è che l’eccezionale spagnolo barcelonista giocava col 6, ma qui si sta parlando d’altro. Fa lo stesso, andiamo avanti.

Cantante e polistrumentista1, mercante di caffè, analista tecnico-tattico applicato al giuoco del calcio in rapporto alla Roma e alle squadre di volta in volta di essa avversarie, romano e romanista che ve lo dico a fare, uomo di intelligenza vivace, spessore umano non comune e cultura olistica nonostante, a tutta prima, preferisca porsi come quello solo mediamente svejo daa cucciolata (semicit. di Zerocalcare), don Andrés è soprattutto un amico della qualità che in giro se ne trovano pochi. Dunque, quei pochi teniamoceli stretti.

Uno dei suoi tormentoni è di volersi far brillare a ponte Milvio in caso di forte disappunto, e di tirarsi pe l’aria nel caso opposto di incontenibile gioia. L’immagine qui sopra lo raffigura in merito alla seconda ipotesi, qualunque cosa egli intenda con la sua colorita e peraltro assai divertente metafora.
Daje sempre fratè.


1 Insieme allo storico sodale Mike Sorrentino, che giocatore!


Anna

(Immagine realizzata da sor Gianluca grazie a un’idea di Deb, col supporto tecnico-tattico di Giovanni e Alessandro e il prezioso ausilio dell’AI)

Cosa si può dire di Anna che non esprima lei stessa con le proprie creazioni, che siano con una stampante 3D o con una matita o con un pennello, ma sempre con tanti tanti colori?

Ad esempio, che lei è Giovanni fondano un sodalizio umano e che ciò si traduce in famiglia, nell’accezione allo stesso tempo più tradizionale e più mourinhana del termine.

Poi, che lei, Blume e Deb sono state capaci di trascinarmi – insieme ad altri amici del gruppo – in un’ordalia sanremese come non vivevo dal ’86 o giù di lì. Solo che stavolta mi sono divertito molto di più, grazie allo spettegulèss sfrenato e alla scoperta di alcune voci e proposte davvero interessanti, prime fra tutte quelle delle Bambole di Pezza.

Insomma, Anna è come quei giocatori che attirano il gioco su di sé e poi lo distribuiscono, quasi senza che tu ti renda conto di come finisco di far girare tutta la squadra. Che giocatrice!


Asia

Ritratto di Asia in un’elaborazione grafica realizzata tramite AI © Dario Angelo 2024

Amore giovanile di Bill non parimenti corrisposto, che ne ha turbato molti giorni e non poche notti, il cui pensiero e la cui presenza gli provocavano un’irresistibile attrazione e un’inquietudine di quasi altrettanta ampiezza e profondità.

Poi a un certo punto gli è passata, ma c’è voluto del tempo.
Anni.
E centinaia di chilometri.
E fiumi di inchiostro.
E psicoterapia.
No, scherzo, quella non è stata necessaria.
Forse.

Ma no dai, siamo seri.

Ok. Non è stata necessaria.
Tutto il resto, invece, sì.
O, per meglio dire, inevitabile.

Come Thanos?

Maddai!


Barbari mutanti

“Barbaro mutante” è una definizione di Alessandro Baricco contenuta nel suo libro I Barbari. Saggio sulla mutazione.

Secondo Baricco (qui in un’immagine tratta da Wikipedia), i barbari odierni sono mutanti dotati di branchie, che surfano fra le varie esperienze e conoscenze cogliendo da ciascuna di esse gli aspetti salienti o di loro maggiore interesse, per poi passare oltre.

In ciò appaiono molto diversi, dunque barbari, rispetto agli eruditi di un tempo, cultori e conoscitori profondissimi di una sola branca del sapere o al massimo di un paio.

Il termine “mutante” mi è poi particolarmente caro perché, in un certo senso, mi fa sentire idealmente un X-Men.


Bryan

Per raccontare Bryan Cristante (qui in un’immagine tratta da qui) e sottolinearne l’importanza nella rosa della Roma, sarebbe sufficiente ricordare le parole spese per lui da Daniele De Rossi – non certo uno qualsiasi – quando ebbe a dire che, come compagni di squadra,

avrebbe voluto molti altri Cristante.

Un’affermazione che metteva in risalto la professionalità e la dedizione alla causa del ragazzo, adattabile con profitto in così tanti ruoli che gli manca giusto di giocare prima punta e portiere, poi ha fatto tutto.

A volte criticato da un pubblico troppo esigente e superficiale, a causa di prestazioni che casomai non rubano l’occhio ma mettono tanta sostanza, esperienza e non poca tecnica, Bryan è titolare inamovibile del centrocampo giallorosso (e, alla bisogna, centrale di difesa), da ormai parecchi anni e vari allenatori diversi, nessuno dei quali si è mai nemmeno sognato per sbaglio di fare a meno di lui anche solo per qualche minuto.

Dopo la vittoria della Conference League nel maggio 2022, i festeggiamenti della squadra al Colosseo sul pullman scoperto ci hanno mostrato una versione goliardica del ragazzo che non gli si conosceva, rivelandone doti da autentico mattatore. Ecco l’immagine esplicativa, insieme a Elsha che custodisce il trofeo, Lollo che si atteggia a ragazzo del muretto e uno di spalle che parrebbe Chris Smalling ma non è certo; del resto è tanto che non lo vediamo1 e poesse facile sbagliarsi:

(Photo credits)

Undici, undici, undici Cristante, noi vogliamo undici Cristante!

Daje tutta Bryan!


1 Il sottile riferimento è dovuto al fatto che, dall’inizio campionato 2023/24, Smalling è sparito di scena dopo un paio di prestazioni parecchio sotto tono, accusando un problema fisico che – si dice – sarebbe stato di facile e pronta soluzione, ma pare che i suoi orientamenti salutistici fossero di diverso avviso e che dunque stia ancora cercando di capire se è lui oppure siamo noi. Sconcertante esempio di professionalità solo apparente, va bene la salute prima di tutto, ma se uno che – di mestiere – investe sul proprio corpo e lo usa come strumento e si rifiuta di prendersene cura nei modi corretti, ecco, qualche dubbio sull’etica professionale ti viene. Poi magari un giorno si scoprirà che gli sono state attribuite colpe infondate, ma un po’ di chiarezza fin da ora non guasterebbe. Il suo stesso allenatore lo gradirebbe assai.


Astute & Coraggiosi

(Immagine composta da Dario Angelo a partire da singoli avatar realizzati da sor Gianluca grazie a un’idea di Deb, col supporto tecnico-tattico di Giovanni e Alessandro e il prezioso ausilio dell’AI)

Per citare me stesso e nello specifico quanto scrivevo qui, in anni recenti ho incontrato e coltivato amicizie e frequentazioni sempre meno infrequenti e sempre più nutritive con persone meravigliose che ho la fortuna di chiamare amiche. E sono, queste persone, di Roma e dintorni, prevalentemente, e nondimeno romaniste, tutte quante, che è il motivo che ci ha condotti a conoscersi dapprima sui social e poi di persona.

Il che, ne converrete, è assai bello e importante perché, se è vero che io non discrimino territorialmente e nemmeno calcisticamente (oddio, calcisticamente forse un po’ sì, diciamolo), è altrettanto vero che il corollario secondo il quale li mejo so daa Roma trova in queste persone amiche una corroborante quanto entusiasmante conferma. 

Daje sempre, daje noi.

Di seguito, alcune immagini singole dei membri del gruppo, fra cui sono certo non sarà difficile individuare quella che mi rappresenta, oh oh oh (ehm).



Blume

(Immagine realizzata da sor Gianluca grazie a un’idea di Deb, col supporto tecnico-tattico di Giovanni e Alessandro e il prezioso ausilio dell’AI)

Grande conoscitrice della Città Eterna in ampiezza e profondità, amante della cultura e del bello sia in senso storico-artistico che sociale e caratteriale, Blume ha, fra le sue peculiarità, quella di promuovere l’incontro fra persone e gruppi affini, stimolandone la conoscenza e l’arricchimento reciproco. In questo, lei e l’autore sono, in modo particolare, in sintonia.

Entrati in contatto diretto in occasione di un derby di Coppa Italia che poi non si giocò, per rinuncia degli avversari, i due amici hanno avuto modo di incontrarsi alcune volte fuori dallo stadio, prima di qualche partita, con altri sodali conosciuti online. I quali però, viste le coincidenze sospette di queste apparizioni del nostro eroe con risultati della Roma non proprio esaltanti, lo hanno invitato gentilmente a girare al largo. Si sa, nello sport, così come in altre circostante di esibizioni dal vivo, la scaramanzia fa parte del gioco.
Ci sarà senz’altro tempo e modo, in futuro, per frequentare lo stadio tutti insieme gioiosamente, e magari sarà già quello nuovo. Daje!

Nel frattempo, Blume ha individuato un paio di luoghi interessanti e festaioli dove le Astute & i Coraggiosi possano riunirsi per tifare insieme la Maggica in occasione delle trasferte. Seguiranno resoconti particolareggiati e filmati scottanti delle prossime uscite. Non andate via!


Bra

Bra, di cui in questa foto (presa dal web e priva di attribuzione) possiamo osservare l’interessante Palazzo Traversa, offre alcune peculiarità di spicco, fra le quali la famosa salsiccia e il movimento Slow Food che qui è nato e tuttora risiede.

Oltre a ciò, non molto altro che venga in mente così su due piedi.
A parte il fatto di essere il luogo in cui vive il nostro eroe, si capisce.

Gastronomicamente e socialmente gradevole, nella parte alta e più antica si mostra tale anche dal punto di vista architettonico.
Addossata ad alcuni rilievi collinari apprezzabili sia dal punto di vista paesaggistico che escursionistico, la cittadina alle porte del Roero è vivibile e non avara di iniziative ed eventi culturali. Di certo non è avara di luoghi dove mangiare, bere e chiacchierare; attività, queste, che si possono considerare i veri sport locali per eccellenza, al netto di realtà sportive di per se stesse eccellenti e interessanti, nel calcio e, soprattutto, nell’hockey su prato, dove le donne, in particolare, danno da tempo grandi soddisfazioni alla collettività.

Sportivamente parlando, in tempi recenti il momento più alto si è toccato con la promozione in Serie C della locale squadra di calcio, che ha ricevuto il plauso nientemeno che del Checco nazionale: vedere per credere1.

In definitiva, camminando per Bra si notano invero molti spunti di interesse i più vari, quali a tutta prima non verrebbero in mente, crediamo, pensando a una tranquilla città piemontese di medie dimensioni dal nome così peculiare. Non per nulla, il nostro eroe ci vive – come già sottolineato – e non ha intenzione di trasferirsi altrove nonostante il richiamo costante e le sempre più frequenti e prolungate frequentazioni di altri luoghi, anche distanti. Un motivo ci sarà.


1 Il giocatore a cui Checco si rivolge nel video è il giovane romano Fausto Perseu (NdA).


Carlo Ancelotti

Per molti di coloro che (beati loro) sono giovani e di certe leggende conoscono solo le imprese più recenti, Carlo Ancelotti da Reggiolo è soltanto – si fa per dire – uno dei più grandi e vincenti allenatori della storia, sia fra quelli che siano mai esistiti che fra quanti sono ancora in attività. Qualcuno si spingerà forse più in là con i ricordi

e lo individuerà, là in mezzo, a comandare nel centrocampo del Milan degli olandesi e di Arrigo Sacchi prima e di Fabio Capello poi, una delle squadre italiane più forti, belle e vincenti che si siano mai viste.

Ma Carlo Ancelotti, Carletto nostro, è stato molto altro e molto prima: giovane “vecchio” e capitano della Roma, campione d’Italia con indosso la maglia più bella del mondo, compagno di squadra di gente del calibro di Agostino, Bruno Conti, Falcão, Pruzzo, Nela – e qui mi fermo perché potrei andare avanti all’infinito -, allievo del Barone, ben prima di qualunque profeta fusignanese e di qualsiasi stella olandese (seppur si stia parlando di stelle autentiche, un intero firmamento, of course).

Lui stesso, di recente, ha avuto occasione di ribadire questo legame inscindibile.
Sempre ave, Carlè. E chissà, forse un giorno raccoglierai l’eredità del Barone e di Ago e ci condurrai, ancora una volta, fino in porto col vessillo.
Che bello sarebbe, ve’? Daje Carlè!