
Nel mio personale microcosmo gli omonimi abbondano e di Andrea ce n’era già uno; così, fin da tempi non sospetti, avevo preventivato all’amico Androide (che è il modo in cui Egli si fa chiamare sui social) che, nel caso, avrei scelto per lui questo nickname, associandogli il nome di quell’eccezionale calciatore e creatore di gioco che è stato Andrés Iniesta. Tutto molto bello, mi disse l’amico mio, purché tu mi dia la 8. Va bene, caro, la 8 è tua, anche se non so cosa te ne farai nella fattispecie del contesto: vero è che l’eccezionale spagnolo giocava col 6, ma qui si sta parlando d’altro. Fa lo stesso, andiamo avanti.
Cantante e polistrumentista, mercante di caffè, analista tecnico-tattico applicato al giuoco del calcio in rapporto alla Roma e alle squadre di essa avversarie, romano e romanista che ve lo dico a fare, uomo di intelligenza vivace spessore umano e cultura olistica nonostante preferisca apparire come quello solo mediamente svejo daa cucciolata (semicit. di Zerocalcare), don Andrés è soprattutto un amico della qualità che in giro se ne trovano pochi. Dunque, quei pochi teniamoceli stretti.
Uno dei suoi tormentoni è di volersi far brillare a ponte Milvio in caso di forte disappunto, e di tirarsi pe l’aria nel caso opposto di incontenibile gioia. L’immagine qui sopra lo raffigura in merito alla seconda ipotesi, qualunque cosa egli intenda con la sua colorita e peraltro assai divertente metafora.
Daje sempre.