Diego

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Definire Diego Armando Maradona può essere complicato, viste le molte sfaccettature del calciatore e dell’uomo; cadere nell’agiografia è questione di un attimo.
Ma, in fondo, definire Diego Armando Maradona è piuttosto semplice, tanto da sembrare quasi banale: il più grande di tutti. El diez per antonomasia.
D’accordo, in altre pagine ho tenuto a specificare “dagli anni ’80 in poi”, ma solo perché Pelé l’ho potuto ammirare unicamente in filmati d’epoca e non dal vivo. A differenza di Diego. Due giocatori che, peraltro, se fossero appartenuti ai medesimi decenni avrebbero senza dubbio potuto giocare e incantare le folle insieme.

Diego sta al calcio come Leonardo da Vinci a tutto ciò che ha fatto. Genio e vivace complessità tesa a meravigliare con la sublime semplice bellezza del risultato finale.
Perfino Leo Messi, che è il più grande di tutti del nostro tempo, nonostante la pura essenza calcistica di cui è dotato e che sa esprimere, nella propria frenetica e immarcabile abilità nello stretto appare tanto favoloso quanto (mi si perdoni l’aggettivo, che potrebbe suonare irriverente ma non vuole esserlo) in qualche modo inelegante. E, sia chiaro al di là di qualunque ombra di dubbio, io adoro Leo.
Ma Diego è stato un’altra cosa. In alcuni momenti di assoluta perfezione, è stato tutto ciò che oseresti chiedere al calcio, e anche qualcosa di più.

Te echamos.



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