
Miralem Pjanić, Mire per gli amici (qui ritratto in una foto presa da qui), come parecchi sportivi di origine balcanica
parla un italiano migliore di quanto sappiano fare tanti madrelingua.
In più parla francese, inglese, tedesco, e non escludo che abbia già imparato pure l’arabo.
Arrivato alla Roma ancora giovanissimo, appena 21 anni e già colonna dell’Olympique Lione – con cui si era fatto notare sui palcoscenici del calcio europeo d’élite meritandosi il soprannome di “pianista” – è rimasto in giallorosso 5 anni nei quali ha mostrato di avere testa fina e piedi sopraffini, meritandosi il soprannome di “principino” e la sincera amicizia di Checco, garanzia di qualità.
Nei suoi 5 anni alla Roma non riesce purtroppo a vincere nulla, così decide di trasferirsi alla Juventus con cui inizia subito a inanellare trofei di un certo peso.
Molti suoi ex tifosi miei correligionari non gli perdonano questo tradimento, io non sono fra questi. Anche se poche cose mi fanno sanguinare gli occhi come vedere un mio stimato ex indossare delle strisce pedonali, dal punto di vista di un calciatore professionista (peraltro non romano e nemmeno italiano) che ambisca a un avanzamento di carriera, la sua fu una scelta comprensibile che merita rispetto.
Del resto, mica è andato a giocare in periferia1.
1 Velatissimo riferimento agli sbiaditi.
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