
Amica di lunga data dell’autore, sono ormai alcuni lustri, Sulyenne non è il suo vero nome ma, se dessimo troppe informazioni, potremmo immaginarne senza alcun tema di smentita lo sguardo severo e le labbra serrate, con sul viso un’espressione fra il “really?” e il cipiglio di chi voglia tirare una testata al nostro malcapitato eroe. Restiamo sul vago, dunque, che è più salutare, ah ah ah!
Il superbo animale qui rappresentato è colui, anzi, colei, nel quale Sulyenne si indentifica, anche se il corno dorato dell’unicorno è nostra licenza poetica, a sottolineare la di lei unicità.
Sulyenne, infatti, così riservata e superbamente fiera, è un’autentica regina. Una persona che ha saputo lavorare su di sé e crescere in direzioni, altezze e profondità che lei stessa, un tempo, non avrebbe potuto (né, forse, voluto) immaginare. E non farà che avanzare libera e bella e risplendere sempre di più, questo è certo.
Così com’è certo che lei e l’autore, che si sono garbati e voluti bene a vicenda fin dal primo giorno e continuano a coltivare un rapporto e un dialogo speciale, reciprocamente nutritivo e che si colloca oltre le distanze e il passare degli anni, proseguiranno a supportarsi (e a sopportarsi, alla bisogna), a domandarsi e insegnarsi cose l’una all’altro molto a lungo. Almeno fino a che ghiaccerà l’inferno.
La nostra parola in pegno.